C’è una parte di Calabria che attende risposte concrete oltre gli slogan di questa campagna elettorale appena iniziata. È quella rappresentata dai sindacati, un tempo definiti i “corpi intermedi” per eccellenza, oggi forse meno centrali ma pur rappresentativi di una fetta importante della società. In ogni caso, sono diverse le richieste avanzate dai segretari generali di Cgil, Cisi e Uil a chi nelle prossime settimane tornerà a prendere possesso dell’ufficio presidenziale collocato al decimo piano della Cittadella regionale.

«A chi prenderà in mano le redini della Regione – ragiona Gianfranco Trotta, attuale numero della Cgil calabrese – non chiediamo di avere la bacchetta magica ma di affrontare con risolutezza, determinazione e coinvolgimento delle parti sociali problemi e dinamiche che affossano la Calabria, ma che non sono irrisolvibili. Innanzitutto, pretendiamo che si metta mano alla sanità e al diritto alla salute dei calabresi. Tralasciando slogan e proclami roboanti, la situazione dell’emergenza-urgenza è drammatica, cosi come quella delle liste d’attesa e della carenza di personale medico e rimane una chimera la medicina territoriale». Trotta ricorda come questa terra sia ancora attraversata da «infrastrutture vetuste e altre ancora da completare, siamo stati tagliati fuori dal completamento dell’Alta velocità ferroviaria e abbiamo aree interne sempre più isolate. Vanno assunti impegni per un lavoro equo e dignitoso: troppe sono le vertenze in Calabria che raccontano di un lavoro sottopagato e precario che rende i lavoratori fragili e ricattabili. E poi chiediamo un importante presa di posizione anche sulla lotta alla ‘ndrangheta e alle mafie, argomento uscito dall’agenda di governo. Chiediamo rispetto per i calabresi e amore per questa terra». La sanita, le infrastrutture, soprattutto, il lavoro sono pure al centro dell’agenda di Giuseppe Lavia, responsabile della Cisl in Calabria. «La priorità – dice – è l’occupazione dignitosa e sicura. Imprescindibile un grande piano per le politiche attive del lavoro. E fondamentale una programmazione che non parcellizzi la spesa, che si concentri sulle basi, ad iniziare da un ciclo integrato delle acque moderno e efficiente, idrico-irriguo-depurazione. Di fronte a noi una grande stagione di investimenti infrastrutturali, 20-25 miliardi, Ponte sullo Stretto compreso. B poi un grande piano di formazione delle competenze che servono per le opere, a partire dall’edilizia. Sulla sicurezza sul lavoro, una stretta sugli attestati facili. Sulla sanità i dati Gimbe certificano un miglioramento sui Lea su due aree su tre. Su mobilità passiva, lista di attesa, emergenza urgenza restano troppe criticità. Per tale motivo è utile scegliere manager di livello, rafforzare la medicina del territorio, attivando i servizi di Case Ospedali di comunità». In definitiva, per Lavia, «bisogna mettere da parte l’ideologia del “no”, “sì” invece agli investimenti pubblici e privati che servono».

 

In un quadro così complesso, non mancano tuttavia le opportunità alle quali bisogna aggrapparsi per sperare di risalire la china. A indicarle è Mariaelena Senese, segretaria della Uil in Calabria. «Le Politiche di coesione – ragiona – sono un’occasione da non perdere. Abbiamo oggi uno strumento potente. La Calabria è destinataria di miliardi di euro per infrastrutture, digitalizzazione, formazione, inclusione. Ma questi fondi, da soli, non bastano. Occorre una visione disviluppo condivisa. Serve una cabina di regia che coinvolga enti locali, parti sociali, università, mondo produttivo, per evitare la frammentazione e i ritardi che in passato hanno ostacolato l’attuazione dei progetti. Legalità e qualità del lavoro: due facce della stessa medaglia. Non c’è sviluppo senza legalità. Il radicamento della criminalità organizzata in molte arce del territorio continua a inquinare l’economia, ad alterare la concorrenza, a scoraggiare investimenti. La presenza delle mafie non è solo un problema giudiziario: è un ostacolo alla crescita e alla libertà d’impresa. Dall’altro lato, la precarietà del lavoro, il caporalato, il sommerso, sono piaghe che vanno combattute con forza. Serve un grande patto per la qualità del lavoro in Calabria, che metta al centro la contrattazione collettiva, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la formazione continua. Qui ci sono risorse straordinarie: umane, culturali, ambientali. Ma questa regione ha bisogno di visione e coraggio».